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Cosa sono i Disturbi Fittizi?
I Disturbi Fittizi sono caratterizzati da sintomi fisici o psichici che sono prodotti o simulati intenzionalmente al fine di assumere il ruolo di malato. La valutazione che un certo sintomo è prodotto intenzionalmente viene fatta sia attraverso l’evidenza diretta, sia attraverso l’esclusione di altre cause. Per esempio, un soggetto con ematuria può venir trovato in possesso di anticoagulanti. La persona può negare di averli assunti, ma le analisi ematiche sono compatibili con l’ingestione di anticoagulanti. In mancanza di prove di una ingestione accidentale, diventa allora ragionevole supporre che il soggetto abbia ingerito intenzionalmente il farmaco. Va tenuto presente che la presenza di sintomi fittizi non esclude la concomitanza di sintomi fisici o psichici veraci.
I Disturbi Fittizi vanno distinti dagli atti di Simulazione. Anche nella Simulazione l’individuo produce i sintomi intenzionalmente, ma ha uno scopo che risulta facilmente riconoscibile alla luce della conoscenza delle circostanze ambientali. Per esempio, la produzione intenzionale di sintomi allo scopo di evitare obblighi legali, di evitare di sottoporsi a prove, o di evitare l’arruolamento militare andrebbe classificata come Simulazione. Similmente, se un soggetto che è ricoverato per il trattamento di un disturbo mentale simula un aggravamento per evitare il trasferimento a un altro ospedale, meno gradito, questo sarebbe un atto di Simulazione. Al contrario, nei Disturbi Fittizi la motivazione è il bisogno psicologico di assumere il ruolo di malato, come è dimostrato dalla assenza di incentivi esterni per tale comportamento. La Simulazione può essere considerata un comportamento adattivo normale in certe circostanze (per es., quando si è ostaggi), ma per definizione una diagnosi di Disturbo Fittizio comporta sempre la presenza di psicopatologia.

Qual è il comportamento dei soggetti con Disturbo Fittizio?
I soggetti con Disturbo Fittizio presentano di solito la loro storia con toni drammatici, ma risultano estremamente vaghi e incoerenti se interrogati sui particolari. Possono impegnarsi, con modalità coinvolgente ed attraente per l'ascoltatore, in menzogne patologiche riguardanti i vari aspetti della loro storia o sintomatologia (pseudologia fantastica). Spesso hanno profonda conoscenza della terminologia medica e della routine ospedaliera. Sono molto comuni sintomi dolorosi e richiesta di analgesici. Quando indagini accurate sui principali sintomi lamentati danno responso negativo, essi spesso lamentano altri problemi fisici o psichici, e producono ulteriori sintomi fittizi. I soggetti con questo disturbo possono sottoporsi di buon grado a molteplici operazioni e procedure invasive. Da ricoverati, hanno di solito pochi visitatori. In tempi successivi si può arrivare a un punto in cui diventa chiara la natura fittizia dei sintomi del paziente (es.: la persona viene riconosciuta da qualcuna che l'ha incontrata durante un precedente ricovero; altri ospedali confermano ricoveri multipli precedenti per sintomatologia fittizia). Una volta smascherata la natura fittizia dei loro sintomi, i soggetti con questo disturbo solitamente negano l'evidenza oppure si dimettono rapidamente contro il parere dei sanitari. Frequentemente vengono ricoverati subito dopo in qualche altro ospedale. I ricoveri ripetuti spesso li conducono in numerose città, regioni o stati.

In quali sottotipi possono essere classificati i Disturbi Fittizi?
Il Disturbo Fittizio può essere classificato nei seguenti sottotipi:
Con Segni e Sintomi Psichici Predominanti: Questo sottotipo corrisponde a un quadro clinico in cui predominano i segni e i sintomi psichici. E' caratterizzato dalla produzione intenzionale o dalla simulazione di sintomi psichici (spesso psicotici) che depongono per un disturbo mentale.
Con Segni e Sintomi Fisici Predominanti: Questo sottotipo corrisponde a un quadro clinico in cui predominano segni e sintomi che sembrano appartenere ad una condizione medica generale. La vita del soggetto può essere interamente centrata sui tentativi di entrare o di restare in un ospedale (noto come “Sindrome di Munchausen”). I quadri clinici più comuni comprendono grave sintomatologia dolorosa al quadrante inferiore destro dell'addome, associata con nausea e vomito, mancamenti e perdita di coscienza, emottisi, eritemi diffusi e ascessi, febbri di origine inspiegabile, emorragie dovute a indigestione di anti-coagulanti e sindromi “lupus-simili”.
Con Segni e Sintomi Fisici e Psichici Combinati: Questo sottotipo corrisponde a quadri clinici in cui sono presenti sintomi e segni sia fisici, sia psichici, ma nessuno dei due predomina.

C’era una volta un povero contadino che poteva permettersi solo un cavallo. L’uomo lo trattava con cura, ma una notte d’estate, il cavallo trovò un punto debole nel recinto e fuggì. Quando i vicini seppero dell’accaduto, andarono dal contadino per manifestargli il loro rammarico. 'Che sfortuna', dissero. Al che l’uomo rispose: 'Forse si, forse no'.
Di lì a una settimana, il cavallo tornò alla fattoria con altri sei cavalli selvaggi al seguito. Il contadino e suo figlio riuscirono a rinchiuderli tutti e sette nel recinto. Di nuovo vennero i vicini in visita. 'Che gran fortuna', dissero. Al che l’uomo rispose: 'Forse si, forse no'.
Il figlio del contadino iniziò subito a domare i nuovi arrivati. Mentre tentava di cavalcare lo stallone roano, fu sbalzato violentemente a terra e finì quasi calpestato, rompendosi una gamba. I vicini accorsero. 'Che sfortuna terribile', dissero. Al che l’uomo rispose: 'Forse si, forse no'.
Il giorno seguente arrivarono al villaggio dei soldati. Due signori della guerra erano in lotta fra loro e uno aveva ordinato l’arruolamento forzato di tutti i maschi giovani del villaggio. A causa della gamba rotta, il figlio del contadino fu il solo a non dover partire per il fronte. Di nuovo, i vicini accorsero. 'Che incredibile fortuna', dissero. Al che l’uomo rispose: 'Forse si, forse no'.

 
 
Follia e creazione.
Il caso clinico come esperienza letteraria
Pietro Barbetta
Come si presenta il caso, come si scrive, si racconta, come le memorie e le riflessioni autobiografiche, il confronto tra molteplici testimoni, tra diversi stili di scrittura e conversazione, assumono posizioni prospettiche differenti; queste le questioni chiave del libro. L'idea di caso non si limita al caso clinico; si tratta di ridisegnare la riflessione sull'evento (la contingenza) partendo dalla letteratura, immaginare alcune forme del racconto clinico diretto e indiretto per far emergere l'unicità preziosa, spesso dimenticata dalla foga esplicativa, dalla categorizzazione che cancella il singolare. Il libro si presenta anche come una critica radicale ai modi riduttivi del discorso clinico dominante nell'epoca post-moderna, neoliberale, al cinismo scientista nascosto dietro la tecnologia, che emerge nell'intertestualità di pratiche oppressive.