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Cosa è l'ansia?
La sensazione di ansia viene avvertita praticamente da ogni essere umano e può essere descritta come un’emozione spiacevole spesso accompagnata da un senso di insicurezza e da sintomi fisici come cefalea, sudorazione, palpitazioni, costrizione toracica e blando mal di stomaco.
L’ansia è una reazione fisiologica normale dell’organismo con un’importante funzione di adattamento, in quanto ci mette nelle condizioni ottimali per affrontare una condizione stressante (es.: l’ansia del bambino il primo giorno di scuola; l’ansia per un esame o per un colloquio di lavoro).
L’ansia diventa patologica quando la sintomatologia ansiosa insorge in assenza di una situazione pericolosa o quando è sproporzionata rispetto all’evento scatenante o permane una volta cessato il pericolo. In questi casi può arrivare anche a compromettere la vita di relazione e ad interagire con il normale svolgimento delle attività quotidiane.

Quali sono le principali manifestazioni di ansia patologica?
L’ansia patologica si manifesta in modalità diverse; di seguito vengono riportate le principali:
Attacchi di panico: l’ansia si presenta in modo acuto, a volte a seguito di uno stimolo situazionale specifico, altre volte in modo inaspettato o senza una spiegazione. Possono durare da pochi secondi ad alcuni minuti e presentano quattro o più dei seguenti sintomi fisici: palpitazioni o tachicardia; sudorazione; tremori; dispnea; sensazioni di soffocamento; dolore o fastidio al petto; nausea o disturbi addominali; sensazioni di sbandamento, di instabilità, di testa leggera o di svenimento; derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da se stessi); paura di perdere il controllo o di impazzire; paura di morire; parestesie (sensazioni di torpore o formicolio); brividi o vampate di calore.

Agorafobia: è l’ansia relativa all’essere in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile (o imbarazzante) allontanarsi, o nei quali potrebbe non essere disponibile aiuto nel caso di un attacco di panico o di sintomi tipo panico. I timori agorafobici riguardano tipicamente situazioni caratteristiche che includono l’essere fuori casa da soli; l’essere in mezzo alla folla o in coda; l’essere su un ponte e il viaggiare in autobus, treno o automobile. Le situazioni vengono evitate, oppure sopportate con molto disagio o viene richiesta la presenza di un compagno.

Fobia specifica: è caratterizzata da un’ansia clinicamente significativa provocata dall’esposizione a oggetti o situazioni (animali, tempeste, altezze, malattie, ferite, morte) temuti, che spesso determinano condotte di evitamento.

Fobia sociale: è caratterizzata da un’ansia clinicamente significativa provocata dall’esposizione a certi tipi di situazioni o prestazioni sociali, che spesso determinano condotte di evitamento.

Ansia generalizzata: ha un’intensità moderata e persistente nel tempo ed è caratterizzata da una preoccupazione generalizzata eccessiva e da uno stato di costante apprensione.

Ansia di separazione: è collegata alla separazione da figure significative (es.: genitori, coniugi, figli) o dal timore sproporzionato che ad esse possa accadere qualcosa.

Disturbo ossessivo-compulsivo: è caratterizzato da ossessioni e/o compulsioni. Le ossessioni sono pensieri, impulsi, o immagini che ricorrono nella mente di una persona e persistono nonostante i suoi tentativi di scacciarli causando ansia e disagio. Le compulsioni sono comportamenti che non si può fare a meno di compiere e che servono a neutralizzare l’ansia.

Disturbo post-traumatico da stress: è caratterizzato dal rivivere un evento estremamente traumatico accompagnato da sintomi di aumento dell’arousal e da evitamento di stimoli associati al trauma.

Disturbo d’ansia dovuto ad una condizione medica generale: è caratterizzato da sintomi rilevanti di ansia ritenuti conseguenza fisiologica diretta di una condizione medica generale.

Disturbo d’ansia indotto da sostanze: è caratterizzato da sintomi rilevanti di ansia ritenuti conseguenza fisiologica diretta di una droga di abuso, di un farmaco o dell’esposizione ad una tossina.

E' possibile risolvere un disturbo d'ansia?
Si, la maggioranza dei disturbi d'ansia può essere risolta in tempi relativamente brevi.

L'utilizzo di psicofarmaci è utile per risolvere un disturbo d'ansia?
No, l'utilizzo degli psicofarmaci non solo non risolve il problema d'ansia ma, in molti casi, lo cronicizza e lo peggiora.

Qual è l'intervento più adeguato per risolvere un disturbo d'ansia?
Il trattamento d'elezione per la soluzione di numerosi problemi psicologici è la Psicoterapia a breve termine (8-15) sedute; permette di ottenere i migliori risultati in tempi ridotti, con un notevole risparmio sia di tempo che di danaro. Per esempio, è stato dimostrato, su un campione di migliaia di casi, che la Psicoterapia Breve Strategica permette di risolvere un disturbo d'ansia in una percentuale superiore al 90% in una media di 10 sedute.

Cosa devo tenere in considerazione nella scelta di un intervento per risolvere un disturbo d'ansia?
Innanzitutto si deve tenere presente che il massimo terapeutico è ottenere tanto mediante poco.

Inoltre:
  • Evitate di iniziare la cura esclusivamente con gli psicofarmaci.

  • Scegliete uno specialista preparato.

  • Scegliete, inizialmente, una psicoterapia breve.

  • Esigete chiare e concrete informazioni sulla metodologia utilizzata.

  • Concordate gli obiettivi da raggiungere.

  • Pretendete una previsione, anche se inevitabilmente probabilistica, della durata della terapia.

  • Valutate, in termini concreti di qualità del vostro stato, i cambiamenti ottenuti e riferite le vostre valutazioni al terapeuta.

  • Se dopo qualche tempo (3-4 mesi) non rilevate alcun miglioramento, cambiate terapia o terapeuta, o entrambi. Una terapia che non funziona, se procrastinata, finisce per indurre peggioramenti.

E’ molto più facile proporre mete ideali e astratte
e trovare seguaci entusiasti,
che risolvere i problemi concreti.
(K. Popper)

 
 
Follia e creazione.
Il caso clinico come esperienza letteraria
Pietro Barbetta
Come si presenta il caso, come si scrive, si racconta, come le memorie e le riflessioni autobiografiche, il confronto tra molteplici testimoni, tra diversi stili di scrittura e conversazione, assumono posizioni prospettiche differenti; queste le questioni chiave del libro. L'idea di caso non si limita al caso clinico; si tratta di ridisegnare la riflessione sull'evento (la contingenza) partendo dalla letteratura, immaginare alcune forme del racconto clinico diretto e indiretto per far emergere l'unicità preziosa, spesso dimenticata dalla foga esplicativa, dalla categorizzazione che cancella il singolare. Il libro si presenta anche come una critica radicale ai modi riduttivi del discorso clinico dominante nell'epoca post-moderna, neoliberale, al cinismo scientista nascosto dietro la tecnologia, che emerge nell'intertestualità di pratiche oppressive.