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Abbott E.A. "Flatlandia". Adelphi, 1993.
Apparso per la prima volta nel 1882 è considerato un classico della letteratura fantastica, oltre che una delle prime riflessioni sulla quarta dimensione. Il mondo è una superficie piana come quella di una carta geografica, sulla quale i flatlandesi scivolano senza sovrapporsi. La loro è una società rigidamente gerarchica, a due dimensioni. Quale sorpresa scoprire la terza dimensione e teorizzare la quarta dimensione, per non parlare della quinta, sesta ecc. Un viaggio entusiasmante nelle varie dimensioni che non tralascia riflessioni sull'organizzazione della società tutt'ora attuali.
Bach R. "Il gabbiano Jonathan Livingston". Rizzoli, 1977.
E' uno dei libri che deve essere assolutamente letto da tutti; ci indica la direzione da seguire per costruire una vita vissuta pienamente e che non lascia spazio a recriminazioni. Jonathan Livingston è un gabbiano che abbandona la massa dei comuni gabbiani per i quali il volare non è che un semplice e goffo mezzo per procurarsi il cibo e impara a eseguire il volo come atto di perizia e intelligenza, fonte di benessere e di gioia. Diventa così il simbolo di chi prova un piacere particolare nel fare bene le cose a cui si dedica: l'esempio da seguire per volare nell'aria pura, verso la libertà.
Brecht B. "Vita di Galileo". Einaudi, 1963.
Sorprendente come un'opera teatrale scritta nel 1938 sia ancora così attuale. E' un eclatante esempio di come la realtà può essere distorta. Il potere, usando la forza, è in grado di alterare e annullare le scoperte scientifiche, i passi in avanti verso una maggiore conoscenza. La figura di Galileo, lo scienziato che con le sue rivoluzionarie intuizioni rischia di mettere a repentaglio gli equilibri teologici e sociali del suo tempo e che si piega alla ritrattazione per timore della tortura e per mancanza di agonismo eroico, è la metafora di molti scienziati moderni, subalterni al potere politico, troppo spesso privi di coraggio etico.
Calvino I. "Il visconte dimezzato". Mondadori, 1993.
Scrive lo stesso Clavino: "Quando ho cominciato a scrivere Il visconte dimezzato, volevo soprattutto scrivere una storia divertente per divertire me stesso e possibilmente per divertire gli altri; avevo questa immagine di uomo tagliato in due ed ho pensato che fosse un tema significativo, avesse un significato contemporaneo: tutti ci sentiamo in qualche modo incompleti, tutti realizziamo una parte di noi stessi e non l'altra".
Calvino I. "Il cavaliere inesistente". Mondadori, 1993.
Scrive Calvino: "E' una storia sui vari gradi d'esistenza dell'uomo, sui rapporti fra esistenza e coscienza, tra soggetto e oggetto, sulla nostra possibilità di realizzare noi stessi e di entrare in contatto con le cose; è una trasfigurazione in chiave lirica di interpretazioni e concetti che ricorrono continuamente oggi nella ricerca filosofica, antropologica, sociologica, storica... mi sono proposto di studiare e rappresentare la condizione dell'uomo di oggi, il modo della sua alienazione, le vie di raggiungimento di un'umanità totale".
Carofiglio G. "La manomissione delle parole". Rizzoli, 2010.
E' un libro sorprendente ed accattivante, un saggio avvincente che una volta iniziato ci spinge a continuarne la lettura fino alla conclusione. L'autore riflette sulle parole e sulla loro importanza intrecciando continuamente la teoria con la realtà. Le parole servono a comunicare e raccontare storie; ma anche a produrre trasformazioni e cambiare la realtà. Quando se ne fa un uso sciatto e inconsapevole o se ne manipolano deliberatamente i significati, l'effetto è il logoramento e la perdita di senso. Le parole sono usate in modo manipolatorio dal potere ed è indispensabile riappropriarsene per non cadere nelle trappole di chi le usa in modo subdolo.
Dostoevskij F. "Il giocatore". Bompiani, 1985.
Un romanzo che descrive in maniera minuziosa le insidie del gioco d'azzardo. L'autore, avendolo vissuto in prima persona, fa una descrizione degna della ricerca scientifica più avanzata della dipendenza dal gioco, non tralasciando escursioni nel profondo dell'animo del giocatore.
Franzoni L. "Il cane ricorda". Robin Edizioni, 2010.
É la storia di una rapina organizzata da tre perdenti, tre disoccupati che hanno più o meno trent'anni. La rapina è ai danni di uno strozzino molto pericoloso, e finisce male. É la storia della loro amicizia. È la storia anche di una donna rumena sfortunata con gli uomini, che fugge con una borsa piena di soldi. E incontra un ragazzo con grossi problemi di memoria, che viaggia su una moto con un teschio sorridente disegnato sul serbatoio. E ci sono tre carabinieri poco convenzionali. E naturalmente un cane. Tutti i personaggi – ce ne sono altri – si trovano coinvolti in un inseguimento, la notte del 13 novembre, sull'autostrada Milano-Genova. Un inseguimento che diventerà una specie di resa dei conti, in cui tutte le loro vite arriveranno a una svolta, o a una tragica fine. Afferma l'autore: "Non sono interessato a costruire una trama che sia un meccanismo perfetto per scoprire il colpevole di un delitto, mi affascina molto di più il personaggio quotidiano messo in una situazione da noir. È il lato oscuro della normalità che m'interessa, la deviazione dalla norma".
Fromm E. "L'arte di amare". Mondadori, 1986.
Questo testo è un vero e proprio trattato sull'amore. L'autore sostiene che l'amore è indispensabile all'esistenza, eppure, in molti casi, se ne ignora il vero significato. Per lo più l'amore viene scambiato con il bisogno di essere amati. In questo modo un atto creativo, dinamico e stimolante si trasforma in un tentativo egoistico di piacere. Ma il vero amore è un sentimento molto più profondo, che richiede sforzo e saggezza, umiltà e coraggio, ma, soprattutto, è qualcosa che si può imparare.
Gaarder J. "La ragazza delle arance". TEA, 2007.
La storia comincia semplicemente, quasi banalmente, poi l'autore a poco a poco ci accompagna dolcemente in una storia delicata, quasi una fantasia tra memoria e presente in cui le voci dei protagonisti finiscono con l'intrecciarsi a creare un'unica riflessione sul valore dell'esistenza umana e della sua bellezza.
Gerbella P. "Ciaspole". Editing, 2006.
Una gita sulla neve con l'ausilio delle "ciaspole" diventa un pretesto, per il protagonista, di mettersi a nudo rispetto alle domande e alle inquietudini di un quarantenne alla svolta della sua vita. E' un percorso di salite e discese, di scoperte e di gioie a portata di mano, e del piacere rivitalizzante di reimpossessarsi della memoria. E' il percorso del protagonista verso la scoperta delle cose semplici ma fondamentali della vita, fagocitate da un mondo che sembra avere occhi solo per i vincenti ad ogni costo.
Gibran K. "Il profeta". Feltrinelli, 1991.
Dopo alcuni anni trascorsi in una terra straniera, Almustafa (ovvero l'eletto di Dio) sente che è giunto il momento di fare ritorno all'isola nativa. In procinto di salpare affida al popolo che lo ha ospitato un prezioso testamento spirituale: una serie di risposte intorno ai grandi temi della vita e della morte, dell'amore e della fede, del bene e del male.
Hesse H. "Il lupo della steppa". Mondadori, 1996.
E' un libro affascinante per tutti coloro che sono attratti dall’introspezione psicologica; per tutti quelli che riconoscono le contraddizioni e le insensatezze della nostra esistenza; per tutti quanti si prendono troppo sul serio. Il protagonista del romanzo, uscito nel 1927, è un uomo di carattere poco socievole, selvatico, ombroso e irrequieto che, prima di sparire all'improvviso dalla camera che aveva affittato, lascia un manoscritto al quale aveva lavorato nei mesi precedenti. In queste "memorie" si descrive come una persona con due nature, una umana e una lupina, una divina e una diabolica, una che vive nel mondo dei nobili pensieri, dell'arte e della musica classica e l'altra che odia e disprezza la vanità e la superficialità del mondo borghese. Queste due nature si combattono in lui e rendono la sua vita una sofferenza continua, causano il suo isolamento sociale, lo rendono incapace a godersi la vita e lo rendono un soggetto pericolosamente inclinato al suicidio. Il finale del racconto si svolge in un "teatro magico" dove, a seguito di un delitto, viene condannato alla pena della vita eterna; Mozart gli si siede accanto, gli da dello stupido e lo esorta a comprendere l'umorismo della vita, a finirla di fare il sentimentale, il suicida o l'omicida e di prendersi troppo sul serio, ad imparare a ridere!
Ibsen H. "Casa di bambola". Newton, 1992.
Affondando nel profondo della psiche individuale, l'autore individua le tracce di una insanabile frattura fra gli autentici valori della vita e le norme comportamentali imposte dalla società; la mediocrità, l'ipocrisia, l'egoismo, il contesto sociale dominato dal denaro, dall'ansia di affermazione, poco attento ai rapporti interpersonali, finiscono con l'inghiottire l'universo interiore degli uomini, paralizzando desideri, ambizioni, sentimenti, e impedendo la realizzazione del sé, di quella spiritualità che è il senso ultimo di ognuno.
Kafka F. "La metamorfosi". Newton, 1993.
Il protagonista, commesso viaggiatore, scopre improvvisamente un mattino, al suo risveglio, di essersi trasformato in uno scarafaggio. Si rassegna quindi a rimanere rinchiuso nella sua stanza finchè un giorno, attirato dal suono di un violino, ne esce, seminando il panico fra i familiari inorriditi. Morirà tragicamente, ferito da una mela scagliatagli contro dal padre. L'autore utilizza l'allegoria per rappresentare la problematica esistenza dell'uomo contemporaneo, inesorabilmente schiacciato da una realtà ostile e incomprensibile.
Magi G. (a cura di) "I 36 stratagemmi". Il punto d'incontro, 2003.
Un distillato di cinque millenni di strategia bellica che travalica l'angusto ambito militare. I 36 stratagemmi sono attuali ed efficaci nei campi più disparati: dalla psicologia alla politica, dal business al management, dall'educazione alla diplomazia, dalla comunicazione al marketing, dall'etica alle relazioni umane.
Orwell G. "Fiorirà l'aspidistra". Mondadori, 1966.
Il protagonista è un ribelle che ha rinunciato consapevolmente a tutti i valori della sua famiglia piccolo borghese, rigettandone in pieno il conformismo e l'aspirazione ai beni materiali in nome della sua unica, disperata ambizione: diventare un grande scrittore. Per questo ha rifiutato tutti gli impieghi più redditizi accontentandosi di un misero posto come commesso in una libreria. Ma la sua vocazione è messa a dura prova dal disinteresse e dalla chiusura del mondo letterario. Caduto in un cupo vittimismo, troverà solo nell'amore e nella paternità la via per tornare ad apprezzare le gioie della vita.
Morin, E., “Il metodo. Vol. 5: L'identità umana” Raffaello Cortina, 2002
Chi siamo? Più conosciamo l'umano, meno lo comprendiamo: le divisioni tra discipline lo svuotano di vita, di carne, di complessità. Questo libro rompe con il frazionamento dell'essere umano, con le concezioni riduttive (homo sapiens, homo faber e homo oeconomicus) che lo privano nel contempo di identità biologica, soggettiva e sociale. Piuttosto che giustapporre le conoscenze disperse nelle scienze e nelle discipline umanistiche, Morin intende collegarle e articolarle al fine di pensare la complessità umana arricchita di tutte le sue contraddizioni: l'umano e l'inumano, il ripiegamento su di sé e l'apertura agli altri, la razionalità e l'affettività, la ragione e il mito, il determinismo e la libertà.
Morin, E., “Il metodo. Vol. 6: Etica” Raffaello Cortina, 2005
Nel sesto volume del suo Metodo, in un certo senso sintesi dell'intera opera, Edgar Morin prende avvio dalla crisi contemporanea, propriamente occidentale, dell'etica e infine vi ritorna dopo un'analisi al tempo stesso antropologica, storica e filosofica. Se non si può dedurre da un sapere, il dovere ha però bisogno di un sapere, cioè di pensiero e di riflessione. Le buone intenzioni possono indurre a cattive azioni, la volontà morale può avere conseguenze immorali, quel che è giusto fare spesso non è né semplice né evidente, ma incerto e aleatorio: per questo l'etica è complessa.
Orwell G. "1984". Mondadori, 2002.
Scritto nel 1948, rappresenta la lucida visione di uno stato totalitario e costituisce un monito per le future generazioni. E’ un romanzo di fantasia, estremo e terribile, ma proprio per queste ragioni è in grado di mostrarci la vera natura di molte società oggi esistenti e le loro potenzialità. Telecamere e microfoni posizionati dappertutto controllano i cittadini e la psicopolizia si occupa di eliminare con solerzia coloro che dissentono dalle linee del partito. Un invito a non perdere la consapevolezza di sé e la propria coscienza, una esortazione a non smarrire la propria memoria e la propria individualità.
Orwell G. "La fattoria degli animali". Mondadori, 2001.
Gli animali della fattoria Manor decidono di ribellarsi al padrone e di instaurare una loro democrazia. I maiali Napoleon e Snowball capeggiano la rivoluzione che però ben presto degenera. Infatti Napoleon, dopo aver bandito Snowball, introduce una nuova costituzione: "Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri". La dittatura e la repressione fanno riappacificare gli animali con gli uomini che ormai non appaiono più agli ex rivoluzionari molto diversi da loro.
Osho "Liberi di essere". Mondadori, 2007.
E' un testo che tratta della libertà nella sua accezione più alta: la libertà di essere se stessi. L'autore sostiene che la vera libertà si ottiene solo mettendo in discussione tutte le nostre credenze, i nostri pregiudizi, il nostro dato per scontato. Pagina dopo pagina il lettore viene sfidato a sgombrare la mente da tutte le idee imposte o acquisite e a trovare e percorrere il proprio sentiero individuale verso la libertà.
Pallante M. "La felicità sostenibile". Rizzoli, 2009.
La felicità, di una persona o di una comunità, può essere sostenibile? Attanagliati dalla crisi economica e dall'emergenza energetica e ambientale, possiamo sperare in un futuro di benessere e serenità? Sì, afferma l'autore, ideatore della Decrescita Felice. Dobbiamo però invertire la rotta, ribellandoci all'imperativo che ci ha guidati nell'ultimo secolo - la crescita ad ogni costo, misurata con l'aberrante strumento del PIL – e stabilire un nuovo modello di sviluppo. E' sorprendente come un giornalista che si occupa di politica energetica e tecnologie ambientali possa riuscire a tracciare le coordinate principali da seguire per aumentare il nostro benessere, anche quello psicologico.
Pirandello L. "Sei personaggi in cerca d'autore". Mondadori, 1993.
Con questa originalissima commedia, andata in scena per la prima volta nel 1921, l'autore rivoluzionò il teatro in direzione di una maggiore autenticità. Con una singolare invenzione, mette in scena il contrasto fra sei personaggi, abbandonati dall'autore, e una compagnia di attori che, nel tentativo di costruire l'intelaiatura drammatica in cui inserire quelle vive, doloranti creature, le costringe negli schemi di una recitazione convenzionale e inautentica. I sei personaggi si fanno così simbolo della pena di vivere e dell'impossibilità della liberazione.
Pirandello L. "Enrico IV". Mondadori, 1993.
Durante una cavalcata in maschera un individuo cade da cavallo e impazzisce. Per anni si crede Enrico IV imperatore, in guerra con il papa nella lotta delle investiture. Ma continua a fingersi pazzo anche quando un bel giorno rinsavisce. Per una incapacità a vivere, o perchè la vita non è vivibile, o per un rifiuto cosciente e disincantato di una certa società storicamente data, o per altro ancora.
Pirandello L. "Uno, nessuno e centomila". Newton, 1994.
E' l'ultimo romanzo dell'autore nel quale si raccolgono e si condensano come in una summa, situazioni, personaggi e temi presenti nella narrativa precedente del grande scittore siciliano. Un romanzo geniale, anche dal punto di vista psicologico, denso di numerose intuizioni che la scienza psicologica spiegherà soltanto decenni dopo. E' la storia di un naufrago esistenziale che approda attraverso la via della rinuncia e della solitudine alla conquista di una sofferta autenticità.
Pirsig R.M. "Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta". Adelphi, 1981.
Il protagonista racconta la sua vita da professore, il suo rapporto con il figlio e il suo più grande dilemma che lo ha portato alla quasi totale pazzia: la qualità. Questo libro, che a prima vista può sembrare solo una storia un pò drammatica, contiene spunti molto interessanti e al suo interno si può trovare una vera e propria filosofia di vita.
Sacks O. "Su una gamba sola". Adelphi, 1991.
Un incidente in montagna causa la perdita dell'utilizzo di una gamba. L'autore descrive in prima persona la propria esperienza, le sensazioni, i vissuti derivanti dalla percezione della perdita, momentanea, di un arto dal momento dell'incidente fino al completo recupero. La descrizione è al tempo stesso soggettiva e scientifica e si conclude con una riflessione sull'atteggiamento "freddo" e poco attento ai pazienti da parte dei medici, auspicando un maggior interesse verso la persona, le sue paure, le sue sensazioni, il suo essere soggetto e non oggetto.
Schmitt Eric-Emmanuel "La parte dell'altro", Edizioni E/o, 2005.
Il male è in ognuno di noi. Per esplorare questa terrificante idea, il romanzo segue le vite parallele dell'Hitler vero e di un Hitler fittizio e "buono". Quale sarebbe stato il corso della storia se l'8 ottobre del 1918 Adolf Hitler fosse stato ammesso all'Accademia di Belle Arti? Lungi dal ricostruire la storia del Terzo Reich, Schmitt duplica la figura del triste Cancelliere, gioca sull'artificio di due vite distinte che corrono in parallelo e getta una luce straniante e violenta sul retroscena affettivo, sessuale e caratteriale di un eccezionale egolatra che cerca di incarnare l'eroe nietzschiano.
Skarmeta A. "Il postino di Neruda". Garzanti, 1989.
Un romanzo limpido, gaio e insieme malinconico, vivacissimo e a tratti esilarante, triste nel finale ma mai vinto dalla tristezza. A San Antonio, in Cile, un ex pescatore viene nominato postino del villaggio, dove abita un solo individuo che riceve corrispondenza: Pablo Neruda, il grande poeta. Tra i due, attratti da una reciproca, franca simpatia, nasce un legame di amicizia che condurrà Neruda a strane, e apparentemente poco poetiche, avventure.
Saint-Exupery A. "Il piccolo principe". Bompiani, 1949.
Il fascino di questo racconto sta nella sua disarmante semplicità. Ci insegna tante cose che abbiamo dimenticato crescendo. Perciò esso può essere considerato un libro per adulti adatto anche per i bambini. L’autore, in maniera originale, poetica e magica, descrive il mondo degli adulti attraverso gli occhi innocenti di un bambino evidenziandone i comportamenti irragionevoli e talvolta inutili.
Watzlawick P. "America, istruzioni per l'uso". Feltrinelli, 1985.
L'autore, pendolare fra il Vecchio e il Nuovo Mondo, descrive gli Stati Uniti a chi non li ha mai visitati, a chi sta per andarci, a chi conoscendoli già voglia vederli con occhio critico. Offre così un piccolo contributo pratico, mostrando taluni aspetti della vita americana di tutti i giorni. In volo per il nuovo continente, l'America al volante, le città, i ristoranti e gli alberghi, il mondo del denaro e quello della comunicazione, il servizio sanitario: qualche utile consiglio qua e là per migliorare l'arte di viaggiare e soggiornare all'estero, e per meglio capire cosa sia l'uomo americano.

Caminante, son tus
Huellas
el camino, nada mas;
caminante, no hay
camino,
se hace camino al andar.
(A. Machado)

 
 
Follia e creazione.
Il caso clinico come esperienza letteraria
Pietro Barbetta
Come si presenta il caso, come si scrive, si racconta, come le memorie e le riflessioni autobiografiche, il confronto tra molteplici testimoni, tra diversi stili di scrittura e conversazione, assumono posizioni prospettiche differenti; queste le questioni chiave del libro. L'idea di caso non si limita al caso clinico; si tratta di ridisegnare la riflessione sull'evento (la contingenza) partendo dalla letteratura, immaginare alcune forme del racconto clinico diretto e indiretto per far emergere l'unicità preziosa, spesso dimenticata dalla foga esplicativa, dalla categorizzazione che cancella il singolare. Il libro si presenta anche come una critica radicale ai modi riduttivi del discorso clinico dominante nell'epoca post-moderna, neoliberale, al cinismo scientista nascosto dietro la tecnologia, che emerge nell'intertestualità di pratiche oppressive.